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dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...

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Appello dell'Università di Padova
19 luglio 2010

Nessuno tra quanti ogni giorno sono attivi nei nostri Atenei può sensatamente negare l’esigenza di una riforma delle Università italiane che ponga fine a scelte discutibili e onerose per il Paese, come la proliferazione delle sedi e dei corsi di laurea o fenomeni di inefficienza e di cattiva gestione nella governance di alcuni Atenei. Perciò l’Università di Padova non ha espresso una pregiudiziale linea di contrarietà al d.d.l. 1905, ma ha puntualmente indicato i gravi errori presenti in punti nodali dell’attuale formulazione, dall’impianto fortemente centralistico e contrario all’autonomia delle sedi, alla mancanza di risorse per il funzionamento degli Atenei, all’abolizione della figura del ricercatore di ruolo, auspicando un profondo ripensamento ed una sostanziale correzione nelle aule parlamentari.
Tutto questo non è fino ad oggi avvenuto, cosicchè l’Università di Padova si è posta decisamente come capofila del gruppo di Atenei, non certo numeroso, che hanno espresso in modo netto e chiaro la propria presa di distanza dall’impostazione che ancora caratterizza il provvedimento e tra i pochissimi che ha preso posizione ufficiale con una chiara pronuncia del massimo organo di governo cioè del Senato accademico. Il Rettore dell’Università di Padova ha rappresentato questa linea dell’Ateneo con grande chiarezza non solo in sede di Conferenza dei Rettori ma anche personalmente allo stesso Ministro. Da ultimo la forte preoccupazione dell’Ateneo è stata dal Rettore illustrata al Presidente della Repubblica.
La situazione nelle ultime settimane è divenuta peraltro ancor più difficile e drammatica a seguito delle scelte inique e penalizzanti effettuate dalla manovra finanziaria correttiva in discussione in Parlamento, che ha bloccato scatti d’anzianità e tagliato le retribuzioni, colpendo duramente e in modo immotivato soprattutto i ricercatori più giovani. Anche in questo caso nessuno nega che il peso di una crisi finanziaria ed economica globale possa acuire nel nostro Paese l’espansione dell’indebitamento pubblico, con l’effetto negativo di continuare a far pesare sulle spalle delle giovani generazioni il pesante debito dello Stato. Ma i sacrifici vanno decisi in modo equo e sostenibile: in gioco è ormai il futuro dell’istituzione universitaria, non le posizioni corporative di professori e ricercatori. L’intero Ateneo è perciò unito e coeso nella protesta e nel lanciare alle istituzioni, ai parlamentari della regione, alla città, all’opinione pubblica, alla società civile un pressante e preoccupato appello: non salvaguardare, come in queste settimane si sta facendo, la spesa pubblica per investimenti nella ricerca e nell’alta formazione, non riconoscerne – a differenza dei maggiori Paesi europei - la priorità significa non avere il senso del nostro comune futuro e correre il rischio concreto di pregiudicarlo irreparabilmente. Unita, l’Università di Padova vuol lottare per continuare a rifiutarsi di credere che l’istituzione universitaria stia definitivamente annegando.
L’Università di Padova fa dunque proprie le posizioni dei docenti e dei ricercatori che si oppongono al “taglio” dell’Università pubblica e chiedono l’introduzione di forti discontinuità nel d.d.l. 1905. Ribadisce la propria richiesta di un immediato scorporo di tutta la problematica riguardante i ricercatori, il loro stato giuridico e le prospettive di carriera sia per i ricercatori di ruolo sia per i più giovani ricercatori in formazione. Tutta questa problematica va inquadrata in un organico disegno riformatore di tutta la docenza e delle modalità di reclutamento e di progressione di carriera: ma innanzitutto occorre che il Governo rinunci a continuare a procedere sulla via di “tagli” indiscriminati dei finanziamenti agli Atenei, che rischia sempre più di portare al definitivo collasso dell’Università pubblica del Paese.
Per parte sua l’Università di Padova ha elaborato - unico Ateneo italiano a muoversi in questa direzione- un autonomo piano di sostegno ai ricercatori a tempo indeterminato, che prevede il bando di 150 posizioni di Professore Associato nel prossimo triennio e che è perfettamente attuabile alla luce della legislazione
vigente. Esso è inoltre pienamente sostenibile dal punto di vista finanziario, dato che il bilancio dell’Ateneo consente di programmarlo come continuazione del piano triennale di assunzione dei ricercatori di ruolo già portato a termine con i bandi in corso di espletamento.
L’Università di Padova è dunque pienamente solidale con l’azione di protesta di docenti e ricercatori, riconoscendosi nelle ragioni di quanti si oppongono allo smantellamento dell’istituzione universitaria, ma al tempo stesso vede che lo sdegno si va sempre più diffondendo tra docenti e ricercatori, portando alla perdita di quella carica di entusiasmo che da sempre è la maggiore garanzia di successo per le attività didattiche e di ricerca e rischiando anche di rendere difficoltoso o addirittura impossibile il regolare avvio del nuovo anno accademico, dato che molte delle attività svolte con dedizione e spirito di servizio dai docenti e dai ricercatori sono aggiuntive rispetto ai loro doveri istituzionali. Con la stessa energia con cui si unisce al dissenso dei propri docenti e ricercatori chiede a tutti di non dar vita ad azioni di dissenso che rendano difficoltoso o addirittura impossibile il regolare avvio del prossimo anno accademico, ricordando che esse si tradurrebbero in un danno irreparabile non solo per gli interessi dell’Ateneo, e quindi degli stessi protagonisti della protesta, ma anche per i diritti degli studenti e delle loro famiglie.
Dobbiamo trovare insieme forme efficaci e non controproducenti di protesta, mentre non dobbiamo rompere in nessun modo e per nessuna ragione il fronte unitario di tutto l’Ateneo di Padova in un momento di così grande difficoltà per il sistema universitario del nostro Paese.
L’Ateneo chiede altresì con forza alla società civile sensibile ai temi cruciali della qualità della ricerca e della formazione superiore per le giovani generazioni di non far mancare il suo sostegno al dissenso che l’Ateneo ha espresso in forma composta ma ferma nei confronti di una politica che, mentre infierisce sugli Atenei e su quanti al loro interno lavorano con serietà e responsabilità, compromette in modo irreparabile anche il futuro dei nostri figli, che senza una radicale inversione di tendenza delle politiche del Governo sull’università, saranno condannati a vivere in un Paese privo dei necessari strumenti per sostenere la sempre più agguerrita competitività internazionale sul piano della innovazione e delle produzioni industriali ad alto valore tecnologico.
 
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Giuseppe Zaccaria