Il mio programma
Colleghe e colleghi docenti, tecnici, amministrativi, studenti,
dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...
| Messaggio del Rettore all'Ateneo, alle Istituzioni, alla Città |
1 ottobre 2009Da oggi ho il grande onore di assumere la guida e la rappresentanza dell’Università di Padova. Sono pienamente consapevole della difficoltà delle tante sfide che ci sono davanti. Sfide che però rappresentano la spinta arealizzare quel miglioramento dell’Ateneo che è indispensabile per mantenerlo all’altezza della sua storia e della sua tradizione che ne fa una delle Università più antiche e più ricche di un’eredità scientifica prestigiosa. Potremo raggiungere questo obiettivo solo se saremo sempre consapevoli delle nostre potenzialità e, al tempo stesso, delle nostre responsabilità, se sapremo creare un forte spirito di appartenenzae di servizio che investa ciascuno di noi di una maggiore motivazione e di una maggiore consapevolezza. Solo con le armi della coesione, della fiducia e dell’interazione partecipativa potremo affrontare la complessità di una sfida che non si annuncia certo semplice. La sfida è presto detta: in una società della conoscenza, che nell’età contemporanea è il vero motore dello sviluppo, ci troviamo a competere sul piano internazionale operando però in un Paese che, pur dotato di eccellenti ricercatori, nei fatti non mostra di credere nella conoscenza e nella ricerca, ed anzi impone limiti e vincoli che rendono più difficile e ostico il lavoro di quanti si impegnano ogni giorno per non abbandonare il campo di un confronto e di una concorrenza internazionali formidabili, quasi sempre impari per risorse, strutture, laboratori e personale disponibile.
Ma a questa reale difficoltà non possiamo rispondere piangendosi addosso o denunciando complotti. Occorre prendere atto della dinamica di un sistema e dell’assurdità di una situazione, che pone il nostro Paese in irragionevole controtendenza rispetto alle politiche degli altri Paesi europei, ma soprattutto occorre accettare fino in fondo l‘innovazione, la competizione e la valutazione. La via obbligata da percorrere, pena il rischio del declino, è quella che punta decisamente sulla ricerca, sulla formazione alla ricerca, sul talento di ciascuno, sulla creatività e capacità di innovazione dei giovani coniugata con la competenza e la professionalità di chi è più avanti nella carriera accademica, sul contributo di qualità di un personale tecnico amministrativo motivato, su una componente studentesca cui venga riconosciuto un vero diritto allo studio.
L’Università di Padova da sempre ha avuto nell’Europa il suo punto di riferimento e ancor oggi siamo solidamente inseriti nella ricerca internazionale.Si tratta ora di compiere un passo ulteriore che ci porti a migliorare decisamente il posizionamento internazionale e la capacità dell’Ateneo di attrarre studenti e docenti, tornando idealmentealla “stagione d’oro” del Cinquecento, quando Erasmo da Rotterdam giudicava quella di Padova come “un emporio fornitissimo e celeberrimo delle migliori discipline”, dove un’utenza cosmopolita si recava per trovare il meglio degli insegnamenti e dei docenti e dove i migliori docenti d'Europa ambivano ad insegnare. Dobbiamo contrastare con una forte iniziativa quella diffusa logica di “provincializzazione” degli Atenei, che disincentiva e demotiva i migliori docenti e i migliori studenti e svaluta l'Università. Per il Paese la ricerca – non solo quella applicata ma anche quella i cui risultati si potranno vedere solo tra alcuni anni – è oggi più essenziale che mai: per il nostro sviluppo, per la nostra salute, per l’ambiente e la qualità della vita, per la collocazione del nostro Paese nel contesto internazionale, per la sua indipendenza. Lo sviluppo culturale e sociale, oltre che economico, si sostiene solo con la ricerca e l’attività formativa di qualità. Nei confronti del territorio dobbiamo prestare una particolare attenzione per coltivare e far crescere un legame sempre più stretto ed efficace. Siamo chiamati ad elaborare insieme un progetto di sviluppo integrato e condiviso, che accresca la competitività dell’Ateneo ed insieme, sinergicamente, anche della realtà territoriale che lo circonda. Così si potranno ricavare risorse, idee e stimoli per nuovi progetti e nel contempo mettere a disposizione del territorio i risultati e i benefici della ricerca. Dobbiamo misurarci in particolare con la Regione e con le Fondazioni bancarie, soggetti rispetto ai quali è indispensabile istituire un confronto sistematico e non occasionale, considerato il ruolo sempre più rilevante che stanno assumendo nel contesto attuale quali soggetti promotori e finanziatori di attività di formazione, ricerca, innovazione e sviluppo.
Affronterò il compito che da oggi mi attende con la collaborazione e l’entusiasmo di una “squadra” qualificata ed ampiamente rinnovata. È un compito particolarmente complesso, né potrebbe essere diversamente, in un mondo in cui la complessità è la regola, su cui si misura l’effettiva capacità di innovazione delle istituzioni e dei soggetti sociali: compresa l’università, che rappresenta l’industria più strategica di un Paese, quella della materia grigia, quella in cui la materia prima, i bravi studenti, i bravi docenti, i bravi tecnici e amministrativi, certamente non ci manca. A ciascuno di voi che quotidianamente vivete l’Ateneo dall’interno nei vari ruoli, ma anche al territorio in cui esso opera, sento il dovere di garantire un forte impegno che assicuri al Bo, a Padova, a quel territorio del Nordest di cui è da secoli il riferimento, la ricaduta più importante, inserita nel suo motto fondativo: universa universis patavina libertas. Sapendo che non può esserci vera libertà senza cultura.
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Giuseppe Zaccaria
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