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Il mio programma

Colleghe e colleghi docenti, tecnici, amministrativi, studenti,
dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...

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Sulla questione del ricambio generazionale e sulle politiche per i giovani ricercatori PDF Stampa

Lettera a tutti i docenti dell'Ateneo

19 giugno 2009


Nello stendere il programma ho posto un’enfasi tutta particolare sulla questione del ricambio generazionale e sulle politiche per i giovani, nella convinzione che una tale questione, al di là di qualsiasi retorica, non riguardi solo o principalmente i ricercatori, ma sia una vera e propria questione strategica relativa alla vita futura dell’Ateneo.
Provo a chiarire qui ulteriormente in che senso intendo tale questione non come una questione particolare accanto ad altre, ma come una sorta di perno che attraversa davvero l’intero sistema di organizzazione dell’Ateneo e la possibilità di pensare delle politiche adeguate per il suo futuro.

Mi limito a segnalare tre punti relativi:
 
1. Alle politiche di governo dell’Ateneo;
2. All’organizzazione della didattica e della ricerca;
3. Alle prospettive di progressione di carriera.


1.
Il problema del ricambio generazionale è, come noto, un problema che caratterizza a tutti i livelli il nostro Paese. E se l’Università non lo assume seriamente non solo resta indietro rispetto ai necessari processi di innovazione, ma viene meno a quello che è a tutti gli effetti anche un suo dovere civile.
Credo fermamente che sia compito di chi guiderà l’Ateneo recepire le istanze più innovative delle nuove generazioni e in generale di tutte quelle competenze e professionalità che finora non hanno avuto l’occasione o la possibilità di partecipare attivamente al governo dell’Ateneo. E ciò dovrà avvenire attraverso un concreto coinvolgimento e una concreta responsabilizzazione nelle politiche di gestione. Sono cioè convinto che sia compito di chi guiderà l’Ateneo nei prossimi anni preparare e coltivare tutte quelle forze ora spesso estranee ai luoghi della gestione e che sono invece destinate a diventare nel corso di alcuni anni quelle che prenderanno le redini dell’Istituzione.
Ricambio generazionale non significa dunque solo “ringiovanimento del corpo” docente o, peggio, “retorica del ringiovanimento”. Significa anche convinta apertura e incentivazioni alle generazioni più giovani nella gestione e nella assunzione di responsabilità a diversi livelli della vita dell’Ateneo.
 
2. Una politica attenta alla questione delle nuove generazioni implica una revisione a livello sistematico delle politiche di organizzazione della didattica e conseguentemente della ricerca. Oltre ad averlo scritto per primo esplicitamente nella lettera di candidatura e poi ribadito nel programma, ho in queste settimane più volte cercato di richiamare l’attenzione sulla questione dell’eccesso di didattica e sul rischio che tale eccesso produce per la ricerca nel momento in cui l’impegno didattico rischia di diventare soffocante e onnipervasivo.
La politica di acquisizione di nuovi ricercatori che ha caratterizzato in questi anni il nostro Ateneo potrebbe non produrre tutti i risultati attesi se queste energie nuove e innovative venissero subito sommerse da necessità didattiche che impedirebbero loro non solo e non tanto di avere meno tempo per la ricerca, ma di non poter puntare ad una sicura qualità della ricerca; quella qualità che significa ad esempio la possibilità di trascorrere periodi significativi all’estero, di sviluppare in modo adeguato relazioni internazionali, di dedicarsi con libertà e audacia verso gli ambiti più di frontiera che necessariamente devono caratterizzare soprattutto le giovani generazioni di un grande Ateneo.
Non è possibile che alcuni corsi di laurea si reggano di fatto solo attraverso un impegno del tutto straordinario dei loro giovani ricercatori. Una situazione di questo tipo non è sostenibile se si vogliono mantenere le posizioni di leadership nella ricerca che Unipd ha sicuramente in Italia e se si vuole competere in modo sempre più significativo a livello internazionale.
Le generazioni più giovani sono quelle maggiormente chiamate all’innovazione e alla produzione di ricerca. Ma perché possano essere fonte di innovazione e di ricerca queste energie devono essere in qualche modo “liberate”, devono cioè potersi esprimere appieno.

3. Un Ateneo attento alla questione del ricambio generazionale deve fare tutto il possibile per creare al proprio interno una situazione di fluidità autentica in relazione alle progressioni di carriera. Il Ricercatore meritevole deve vedere la possibilità di avanzare nella sua posizione e il Professore Associato altrettanto, senza vedere di fatto la propria posizione come sostanzialmente bloccata.
Come ho avuto modo di scrivere nel programma, spesso ci si riempie la bocca e si parla un po’ a vanvera di eccellenza e meritocrazia. E’ evidente che c’è eccellenza e c’è meritocrazia solo là dove si danno concrete ed eque possibilità di progressione di carriera.
I pensionamenti dei prossimi anni vedranno nel nostro Ateneo una consistente diminuzione di personale, soprattutto all’interno della fascia dei Professori Ordinari e noi dobbiamo fare in modo che questa criticità diventi invece un’occasione di crescita per quelle professionalità che se si fossilizzasse la situazione normativa attuale rischierebbe di non vedere prospettiva. Unipd deve svolgere una funzione proattiva di guida per modificare una situazione prodotta da una normativa assurdamente punitiva. Quello che non si può accettare è che una scelta eticamente e scientificamente giusta, oltreché necessaria, come è la scelta di investire sui giovani venga penalizzata da un contesto normativo ingiusto e iniquo. Sarebbe sbagliato non fare ciò che è giusto senza tentare di cambiare ciò che è ingiusto.
E’ necessario lavorare per una radicale inversione sul piano normativo e se sarò eletto Rettore mi muoverò con tutta la forza necessaria in tutte le sedi opportune per questo obiettivo.
Anche il CUN ha evidenziato, in un suo recente documento, l’assurdità del mantenimento generalizzato per i prossimi anni della normativa di recente approvata dal Governo sulla composizione del corpo docente degli Atenei, indicando invece come ottimale una struttura “a piramide”, seppur con una diversificazione sensata e ragionevolmente contenuta della differenziazione quantitativa tra i diversi livelli della carriera dei docenti.
E’ esattamente in questa direzione che il nostro Ateneo si è mosso in questi anni, e su questa strada dovremmo continuare, per coniugare insieme il principio della valorizzazione del merito e la concretezza di opportunità di carriera per tutti coloro che dimostreranno di meritarselo.
Ma prima ancora di discutere di un quadro normativo generale, si dovrebbe partire comunque dal riconoscimento di alcuni dati, prima tra tutti la situazione di bilancio delle Università
Potrà sembrare a taluni sgradevole dirlo, ma io credo sia necessario ribadirlo: non tutte le Università sono uguali. E se determinati provvedimenti possono avere una qualche ratio in riferimento a situazioni che sono sul piano della gestione amministrativa in grave difficoltà, non ne hanno davvero nessuna rispetto a chi ha lavorato con impegno e sacrificio per garantire una situazione di bilancio sana. Ed è oggi assolutamente miope anche solo pensare di far pagare la crisi a un mondo (quello della ricerca e della formazione) che è invece quello su cui investire per uscire dalla crisi.

In questo senso:

a) si deve pretendere per Padova e per quegli Atenei che possono godere di una situazione di bilancio paragonabile alla nostra un trattamento diverso rispetto ai vincoli attuali legati al turnover;

b) si deve chiedere che quegli Atenei che sono in grado di reperire risorse anche esterne possano utilizzarle per consentire quella progressione di carriera da Ricercatore ad Associato e da Associato ad Ordinario, che non è solo il giusto riconoscimento per il lavoro svolto, ma che costituisce anche la garanzia per un vero riconoscimento dell’impegno e del merito;

c) si deve chiedere di poter considerare diversamente, perché diverso è il costo, una progressione di carriera (il passaggio ad esempio da Professore Associato a Professore Ordinario all’interno dello stesso Ateneo) da una nuova assunzione.

Ho usato come motto del mio programma “Unire le generazioni dell’Ateneo”. Nulla sarebbe più sbagliato e dannoso in questo momento che il fatto di mettere l’una contro l’altra le generazioni attive all’interno del nostro Ateneo, quasi che una politica che ha favorito l’ingresso dei giovani potesse essere di danno per altri. Una politica che guarda al ricambio generazionale è una politica che si fonda semmai su un “patto tra le generazioni”. Un patto che deve avere di mira la possibilità di un giusto riconoscimento del merito e dell’impegno, per il bene dell’Ateneo e dell’intero nostro Paese.




19 giugno 2009
 
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Giuseppe Zaccaria