Il mio programma
Colleghe e colleghi docenti, tecnici, amministrativi, studenti,
dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...
| Il rapporto con il territorio |
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"più stretti legami con il sistema socio-economico del territorio, con un accresciuto impegno per aumentare il portafoglio brevetti dell’Ateneo,il numero e la qualità degli spin-off universitari e per il supporto al trasferimento tecnologico della ricerca svolta in Università"
Sempre nella sua storia l’Ateneo ha avuto un rapporto stretto con il proprio territorio, con l’ambito in cui si svolge la sua attività formativa di giovani e di sviluppo della ricerca umanistica e scientifica. Oggi e nei prossimi anni Unipd avrà sempre più la missione di sostenere lo sviluppo culturale, economico e sociale della comunità territoriale di riferimento, quel Nordest che è una delle aree più strategiche e ad alto dinamismo del Paese. I vantaggi competitivi dipendono sempre più dalla capacità di tutti gli attori locali, compresa l’Università, di ideare e perseguire insieme un progetto di sviluppo locale integrato e condiviso, in grado di definire un sistema coeso all’interno e competitivo verso l’esterno. Come raggiungere sempre meglio questo obiettivo? Mettendo anzitutto a disposizione del territorio le novità tecnologiche e gli sviluppi di ricerca che nascono dall’inserimento dei nostri docenti nella comunità scientifica internazionale, ma anche promuovendo tra gli studenti, i ricercatori e i docenti la crescita di uno spirito imprenditoriale, che non è un supino piegarsi alle esigenze del mercato e della produzione, ma la ricerca in piena autonomia di forme sinergiche di collaborazione tra gruppi di ricerca e imprese. Dobbiamo incentivare la nascita di spin-off ad alta tecnologia nei Dipartimenti, incrementare lo sforzo a sostegno dello sviluppo della brevettazione nazionale e internazionale, scegliendo vocazioni precise per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico, puntando ad una maggiore specializzazione e ad un riconoscimento più specifico dei punti di qualità e qualificazione e ad un collegamento più stretto con il mondo del lavoro e delle professioni. Sarà estremamente utile, in questo impegno accentuare ulteriormente il raccordo trasversale tra diverse aree scientifiche dell’Ateneo e tra sapere umanistico e scientifico, ma anche attivare canali di trasferimento e di condivisione superando confini e barriere difensive tra istituzioni e organizzazioni diverse. Una recentissima ricerca della Fondazione Nordest per Unindustria Padova segnala che uno dei grandi limiti della città rimane il rapporto tra ricerca e impresa: l’Ateneo sarà disponibile a fare la sua parte, ma il mondo dell’impresa dovrà ancora in parte superare una concezione riduttiva dell’Università, concepita come uno sportello cui rivolgersi per commissionare qualcosa di contingente. Oggi più che mai l’Università deve riuscire in forme inedite a proporre linee di complessiva innovazione culturale che possano non solo rispondere ad esigenze conclamate nella nostra società ma anche agire con forza anticipatrice, contribuendo a rideterminare l’agenda delle questioni fondamentali e fornendo stimoli e sostegni al lavoro delle istituzioni ma prima ancora alle più diverse e spontanee espressioni del territorio. In presenza di una popolazione migrante ormai largamente differenziata per provenienza geografica, identità culturali e religiose, costituisce un obiettivo non secondario per l’Ateneo quello di favorire la crescita di un settore di ricerca – gli studi interculturali – che altrove (dagli Stati Uniti d’America al Regno Unito) è in forte espansione. Un Ateneo che non sappia valorizzare la trama dei saperi sociali sottesa ai grandi problemi della nostra società contemporanea sarà inevitabilmente più povero da un punto di vista culturale e della sua presenza nel territorio: non è soltanto l’efficienza quantitativa a contare, ma la qualità della ricerca e dei percorsi formativi. Reciprocamente possiamo ricavare dal territorio risorse, idee e stimoli per i nostri progetti di ricerca. Molto si può fare su temi nevralgici per il futuro, come quello dell’energia, mettendo insieme con una visione unitaria e strategica le competenze qualificatissime di cui l’Ateneo dispone in diverse aree scientifiche, dall’Ingegneria alla Chimica all’Economia. Un progetto importante da realizzare nei prossimi anni è quello di un Centro che abbia come proprio asse portante l’attività di ricerca e che si occupi, definendo una sua caratterizzazione precisa da costruire e scegliere con i Dipartimenti e i ricercatori dei settori interessati, di ricerca, innovazione e formazione e così accettando la sfida di fungere da problem solver a livello più alto per imprese ad alta competitività internazionale. In questo quadro complessivo dovrà essere rafforzato il rapporto con le amministrazioni pubbliche locali e con la Camera di Commercio di Padova, dando vita ai Cantieri per lo sviluppo sulle tematiche dell’innovazione per la competitività, della finanza e della nuova organizzazione delle Piccole Medie Imprese e della qualità e attrattività del territorio, per elaborare con un’azione concertata una serie di programmi e iniziative ben inseriti nella rete dei centri per l’innovazione e il trasferimento tecnologico del Veneto. Potrebbe anche essere utile ripensare all’utilizzazione dello strumento delle Fondazioni (previste dalla legge 23.12.2000 n. 388), come quella di cui si è dotato il Politecnico di Milano, che accompagnino con azioni di supporto lo svolgimento delle attività istituzionali dell’Ateneo, che deve comunque rimanere un’Università pubblica, perché le Università sono “a public good and a public responsibility”. Infine - ma tema non certo ultimo per rilevanza - si tratta di implementare le forme di collaborazione sinergica con le altre Università del Nordest. Se uno dei principali limiti del Nordest è quello di non saper fare squadra e sistema, l’Università può dare il buon esempio lavorando ad una messa in rete di competenze e professionalità tra gli Atenei. In questo quadro, di rapporti a rete sempre più chiari e intensi, si tratta di ripensare in forme efficaci la presenza dell’Ateneo sul territorio regionale, potenziando in particolare l’attenzione per le sedi in cui la presenza didattica si coniuga con forme specifiche di ricerca. |
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Giuseppe Zaccaria
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