Il mio programma
Colleghe e colleghi docenti, tecnici, amministrativi, studenti,
dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...
| Didattica |
|
"più qualità e meno quantità della didattica, sia nelle lauree triennali - con più chiara distinzione tra percorsi generalisti e percorsi orientati al mercato del lavoro - sia nelle lauree magistrali, con maggior offerta di specializzazione, e con possibilità per i singoli di concordare un impegno più bilanciato tra attività didattica e di ricerca; centralità strategica delle Scuole di Dottorato di Ricerca, come anello di saldatura tra didattica e ricerca e come luogo dove acquisire una formazione ed una professionalità avanzate e offrire il “capitale umano” per l’innovazione dell’impresa" Una significativa criticità, che talora rischia di soffocare, come una corda al collo, le potenzialità dell’Ateneo, la qualità del lavoro dei docenti e le chances dei giovani nell’avanzamento di carriera e nel tempo disponibile per esprimere le proprie qualità nella ricerca, è rappresentata dall’eccesso di didattica. Si tratta di un’eredità che viene da lontano, dalla moltiplicazione delle lauree provocata dal 3+2 e dalla tendenza suggerita da quella riforma a diversificare e ad ampliare l’offerta formativa, e che nel recente passato ha provocato le conseguenze di un grande numero di esami da superare da parte degli studenti, di un frazionamento eccessivo delle materie e di ripetizioni dei contenuti da apprendere. Il nostro Ateneo, che a differenza di molte altre Università italiane è sempre rimasto entro i limiti di una sostenibilità dei corsi, ha operato un positivo aggiustamento e consolidamento nel passaggio dalla riforma 509 al D.M.270, riducendo il numero dei corsi di laurea (da 103 e 86 dei corsi ex legge 509 ai 90 e 90 delle lauree ex D.M. 270), con un recupero dei contenuti di base nelle lauree e con un miglior equilibrio tra lauree e lauree magistrali. Questi risultati positivi sono stati il frutto di una virtuosa e contemporanea programmazione del passaggio di tutte le Facoltà al D.M. 270 e di un rigoroso rispetto dei requisiti ministeriali richiesti (che è importante ai fini della ripartizione delle quote di riequilibrio del FFO), con il risultato di un’offerta didattica stabile e mediamente di buona qualità.
Ma nel contempo il “costo” in termini di quantità di impegno da parte dei docenti e soprattutto dei ricercatori è stato consistente. Ciò che propongo all’Ateneo è una riflessione forte e comune per un’ assennata ricalibratura dell’offerta formativa, che consenta di liberare energie per una ancor migliore qualità della didattica. Nel prossimo futuro occorre proseguire nella razionalizzazione già avviata, potenziando la tendenza già da noi impostata verso una struttura ad albero, con un minor numero di percorsi triennali e con un maggior numero di canali di specializzazione. Bisogna inoltre utilizzare le valutazioni della didattica per assegnare fondi alle Facoltà e ai CCS: agendo sempre di più sulla valutazione si migliora la qualità dell’offerta e si distribuiscono più equamente le risorse. E’anche importante promuovere una discussione all’interno dell’Ateneo sul rinnovamento delle forme della didattica (con migliore utilizzazione dell’e-learning) e sull’incentivazione di forme innovative di fare didattica. Va ulteriormente potenziata l’azione di raccordo con la scuola superiore, per aiutare gli studenti non soltanto a scegliere un percorso ad essi congeniale, ma anche ad avere consapevolezza della propria preparazione iniziale ai fini del percorso formativo prescelto. Infatti c’è una forte correlazione tra preparazione d’ingresso e riuscita negli studi universitari, sia per quanto riguarda i tempi di conseguimento della laurea sia per ciò che concerne il punteggio di laurea. Si tratta anche di accrescere l’attrattività soprattutto dei corsi magistrali puntando sugli aspetti di ricerca, su una maggiore saldatura tra magistrali e dottorati e sullo spostamento di alcuni corsi altamente specializzanti al livello di dottorato. Una meta importante sarà rappresentata nei prossimi anni dal consolidamento e dall’ulteriore sviluppo della Scuola Galileiana, con soluzioni logistiche e organizzative che favoriscano l’ulteriore integrazione tra docenti e studenti, prendendo in seria considerazione la possibilità di aprire nuovi canali formativi. L’obiettivo di internazionalizzare la nostra didattica va perseguito attraverso scambi più intensi di docenti e studenti, attraverso uno sviluppo del programma di attrazione di visiting professors ed erogando un maggior numero di insegnamenti in lingua straniera. Nelle Università italiane negli ultimi anni le iscrizioni sono diminuite mediamente quasi ovunque. Nel Veneto il numero di studenti iscrivibili all’università è diminuito molto (con punte del 30%), soprattutto per effetto della curva demografica calante. L’Università di Padova continua ad essere attrattiva per gli studenti: occorre impegnarsi perché tutto ciò prosegua e si incrementi, migliorando la qualità della didattica e i servizi agli studenti, che peraltro sono tra i migliori a livello nazionale. Il dottorato di ricerca, in quanto terzo ed ultimo livello di formazione universitaria, in cui più strettamente si saldano tra loro i due elementi caratterizzanti l’idea stessa di università, la didattica e la ricerca, deve sempre più rappresentare un investimento assolutamente strategico per far crescere la qualità della produzione scientifica del nostro Ateneo. Mi propongo di impegnarmi perché esso ottenga un riconoscimento sempre più adeguato alla sua importanza, sulla linea dei più avanzati dottorati europei ed extra europei. Mi impegnerò anche perché il dottorato di ricerca venga considerato requisito necessario per legge per accedere ai concorsi di ricercatore, anche a quelli per contratti a tempo determinato. Il principale esito professionale dei dottori di ricerca non può non essere quello accademico, in strutture universitarie o in enti di ricerca pubblici e privati (per l'Università di Padova i dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo negli anni 2004-2007 sono divenuti per il 20% ricercatori universitari o di enti di ricerca e per il 50% sono a vario titolo in servizio presso un Ateneo). Nello stesso tempo occorre battersi per realizzare una forte politica di sostegno per un adeguato inserimento dei dottori di ricerca in qualità di manager dell'innovazione anche presso il mondo non accademico (nelle imprese, nell'insegnamento, nel settore dei beni culturali, nella pubblica amministrazione, nella dirigenza sanitaria, ecc.),. Sempre più il dottore di ricerca deve divenire il prodotto finale più alto e specializzato che l'Università fornisce alla società in termini di classe dirigente. Mi impegnerò per favorire l’adozione da parte del Parlamento di norme che prevedano sgravi fiscali per le imprese che assumano dottorandi o dottori di ricerca (ad es. IRAP a zero!). Oltre che per l'ulteriore rafforzamento del processo di trasformazione dei Corsi in Scuole, realizzato negli ultimi anni, e per ampliare e irrobustire la funzione di coordinamento generale degli indirizzi, questi saranno gli obiettivi dell’Ateneo per i prossimi anni:
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Benvenuti
Benvenuti in questo luogo d'incontro, di informazione e di scambio di opinioni.
Senza mai dimenticare che oltre all'incontro virtuale ci può essere sempre quello reale...
Giuseppe Zaccaria
Menu principale
| Home |
| Il mio programma |
| Interventi |
| Domande e risposte |
| Gallerie fotografiche |
| Documenti istituzionali |
| Multimedia |
| Rassegna stampa |
| Cerca |
| Mappa del sito |





