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Il mio programma

Colleghe e colleghi docenti, tecnici, amministrativi, studenti,
dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...

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Ricambio generazionale
"largo ai giovani, come priorità strategica dell’intero Ateneo, che deve promuovere politiche di sostegno dei giovani docenti e della loro produttività, potenziando i canali di finanziamento ad essi dedicati; il cospicuo numero di cessazioni per limiti d’età nei ruoli della docenza dei prossimi anni, se è circostanza che pone problemi di turnover, può tuttavia costituire una straordinaria occasione per un’università più giovane"

Tra oggi e il 2015 ci sarà una caduta drastica del numero di professori in servizio, a causa di pensionamenti molto consistenti. A partire da quest’anno e fino al 2012 avverranno in base ai limiti di età cessazioni di P.O.(169), P.A. (110), RIC. (28), pari a 307 docenti, cui statisticamente va aggiunto un 20% di cessazioni non programmate né programmabili. Se quasi un terzo dei docenti dell’Ateneo verrà collocato a riposo nel prossimo decennio, il primo problema per l’Università nel suo complesso, per le Facoltà e per i Dipartimenti, è quello di convertire questa criticità in una straordinaria occasione di ringiovanimento del proprio corpo docente, che attualmente ha un’età media di 51,9 anni.
Ma “Largo ai giovani” significa anche e soprattutto sviluppare e incrementare la parte più viva e protesa verso il futuro di ciò che di positivo - ed è molto - è stato fatto in questi anni in termini di posti di ricercatore (+ 25% come tasso di crescita dal 2002 al 2008), di sostegno ai dottorandi e alla formazione alla ricerca. E’ la parte che in questi anni ha rischiato di essere compressa e limitata da un eccesso di impegno didattico, che in misura consistente ha gravato sulle spalle delle generazioni più giovani, alle quali va riconosciuto un ruolo più autonomo e significativo. Oltre a continuare in una sensata politica di assunzione di ricercatori universitari, l’impegno è di promuovere un'accelerazione della carriera di coloro che sono già ricercatori e aspirano a diventare professori associati, agevolandone la progressione di carriera.
Come è possibile realizzare questo obiettivo? Mi batterò con ogni energia per chiedere al Ministro Gelmini di rivedere per un Ateneo virtuoso come il nostro, che ha già investito notevolmente nel reclutamento dei ricercatori, le rigide limitazioni imposte al turnover dalla legge 1/09. Il nostro Ateneo ha dimostrato di sapersi gestire con serietà e responsabilità, e non ha bisogno di vincoli esterni per dar vita ad una “filiera di carriera” sensata per i suoi docenti più giovani. Bisogna riservare maggiori risorse per dare crescenti opportunità ai giovani (e quindi incrementare il fondo di 3 milioni di euro già stanziato nel 2009 per progetti di ricerca per giovani). Se chiudiamo l’università ai giovani ci ritroveremo con un’università vuota ed inutile. Dobbiamo anche liberare energie e competenze da destinare all'attività di ricerca, tramite una riduzione dell’impegno dei ricercatori nell'attività didattica e consentendo loro – nei semestri in cui non sono impegnati nella didattica – di svolgere più consistenti attività e più ricche esperienze di ricerca, sostenute e cofinanziate dall'Ateneo, in reti e network internazionali di ricerca.
Anche al fine di garantire un adeguato trattamento economico ai giovani impegnati in attività di ricerca e di incrementare il budget a disposizione di dottorandi e ricercatori per le proprie attività di formazione e di ricerca, bisogna impiegare una pluralità di leve diverse:
  • aumento del finanziamento delle ricerche tramite l'istituzione di un Fondo per giovani ricercatori che consenta agli stessi di formare équipes di ricerca composte da ricercatori, dottorandi e studenti di master, e di dimostrare le loro qualità realizzando progetti di ricerca nell'arco di 2-3 anni;
  • rafforzamento dell'impegno dell'Ateneo nel coinvolgimento di enti e soggetti esterni per acquisire ulteriori finanziamenti;
  • rilancio della collaborazione tra Ateneo e imprese su temi di ricerca legati all'innovazione tecnologica delle aziende e alla formazione di capitale umano altamente qualificato;
  • forte investimento in spin-off universitari che consentano lo snellimento di procedure e di attività amministrative e lo sviluppo di una mentalità imprenditoriale tra i giovani.
Sostenere i giovani significa immaginare un ruolo futuro per la nostra Università in cui la porzione più giovane della docenza debba avere un ruolo importante, significa puntare con un forte investimento sulla creatività e sulla capacità di innovazione dei nostri giovani, sui dottorandi di ricerca, sui giovani ricercatori e associati, sulla loro capacità di competere a livello internazionale e di inserirsi nei network della comunità scientifica internazionale, che sviluppano quotidianamente nuovi saperi, nuova cultura e nuova tecnologia. I giovani devono essere messi in condizione di mostrare le loro capacità e le loro qualità e di progredire nello sviluppo di carriera secondo merito.
Significa puntare strategicamente sul fatto che tra 10 anni il nostro Ateneo dovrà quasi completamente sostituire il suo corpo docente e deve quindi far crescere competenze e professionalità anche nella sua gestione a tutti i livelli.
Significa la necessità di un ringiovanimento complessivo di tutta la struttura amministrativa dell’Ateneo, che deve accompagnarsi ad un impegno forte per sburocratizzare in modo consistente le attività amministrative. Siamo tutti oppressi da un eccesso di burocrazia e lo svecchiamento della struttura ammistrativa può contribuire anche al miglioramento e alla sburocratizzazione della macchina amministrativa del nostro Ateneo. In un momento come questo in cui ci si riempie la bocca parlando spesso a vanvera di eccellenza e meritocrazia, voglio ribadire che tutti i docenti della nostra Università hanno uguale interesse a progredire nelle loro carriere, anche se non tutti possiedono le stesse capacità. Si tratta di valorizzare tutti e di dare eque possibilità di sviluppo di carriera, basandosi sul contributo complessivo (scientifico, formativo e organizzativo) reso da ciascun docente all’istituzione.
L’attenzione di tutti va portata sulla centralità delle persone e delle diverse generazioni che compongono la nostra Università. Lo slogan che ho inserito nel motto del mio programma elettorale “unire le generazioni dell’Ateneo” esprime appunto l’idea di un’università realmente intergenerazionale, in cui la generazione più matura trasmetta il testimone a quelle più giovani, che abbiano quindi la possibilità di portare il loro contributo al progresso della scienza e della formazione. Una prospettiva, questa, in cui parole come autonomia, merito, risorse diventano assolutamente centrali.
 
 


 
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