Il mio programma
Colleghe e colleghi docenti, tecnici, amministrativi, studenti,
dopo la lettera del 16 marzo, con cui vi annunciavo la decisione di porre la mia candidatura per l’elezione del Rettore...
| Ricerca e valutazione della ricerca |
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“la ricerca innanzi tutto, con un’ accresciuta concentrazione di sforzi per il supporto dei nostri ricercatori e per la valutazione della ricerca; con una migliore gestione delle ingenti risorse dedicate, con verifica in itinere ed ex post dei risultati raggiunti, con un intervento sui punti critici evidenziati dalla procedura di valutazione dei Dipartimenti, in raccordo con programmi di sviluppo formulati dalle strutture, e con l’elaborazione di nuovi metodi di valutazione per le aree umanistiche, delle scienze sociali e giuridiche ed economiche”
Non certo a caso ritengo che la ricerca vada considerata per l’Ateneo anche nel prossimo quadriennio come la priorità delle priorità: per la sua storia e per le ambizioni che nutre per il futuro un’Università come quella di Padova non può che essere prima di tutto un’Università di ricerca. Si tratta allora di confermare, di rafforzare e di proseguire decisamente la scelta coerente fatta negli ultimi anni e a cui sono orgoglioso di aver contribuito, quella di un impegno primario per la ricerca nella allocazione delle risorse del nostro bilancio, che ha fatto aumentare i finanziamenti d’Ateneo per la ricerca del 456%, passando dal 2002 al 2008 da 8 milioni di euro a 48 milioni di euro. Per andare avanti nei prossimi anni, occorre impegnarsi su diversi fronti:
Se non ci saranno decurtazioni troppo forti nel trasferimento dei fondi ministeriali, si potrà inoltre pensare all’opportunità della creazione da parte dell’Ateneo di un budget di Dipartimento, per disporre di strumenti rapidi per interventi di cofinanziamento, e di un fondo specifico, sempre ricavato dal bilancio di Ateneo, da ripartire tra i Dipartimenti secondo criteri che facciano riferimento ai risultati della valutazione dei Dipartimenti.
Penso alla necessità di implementare e aggiornare la banca dati d’Ateneo per individuare i referees e per garantire qualità ed efficienza alla selezione dei progetti da finanziare con i fondi messi a disposizione per la ricerca dall’Ateneo, penso alla trasparenza totale delle procedure e dei giudizi di valutazione comparativa, alla necessità di verifiche in itinere ed ex post dei risultati ottenuti dai progetti finanziati.
Alle iniziative già in essere e all’impegno primario dell’Ateneo su linee di ricerca strategiche e di elevato valore, che incrementino la trasversalità e la sinergia tra le varie aree scientifiche, intendo affiancare l’istituzione di un Fondo integrativo speciale, da affidare alla gestione, con criteri comunque selettivi, dei Dipartimenti, per il sostegno e lo sviluppo dei gruppi di ricerca di dimensioni medio – piccole ed evitando con cura che esso venga surrettiziamente utilizzato da ricercatori inseriti in ampi gruppi di ricerca già finanziati su altri canali. Questo nella duplice prospettiva di sorreggere linee di ricerca che altrimenti rischierebbero di disperdersi, soprattutto nelle aree con ridotte possibilità di finanziamenti esterni, con un evidente impoverimento della libertà e della pluralità della ricerca, carattere da sempre distintivo del nostro Ateneo, e insieme di arricchire il tessuto complessivo della ricerca effettuata nella struttura articolata della nostra Università. Valutazione della ricerca La valutazione è diventata una pratica ineludibile, la nuova parola d'ordine a partire dalla quale ripensare e produrre una svolta nel modo d'essere stesso dell'università. Tutti ne parlano, ma la parola nasconde dietro di sè molte e diverse pratiche, che è bene non confondere e non sovrapporre. Una cosa è la valutazione a livello amministrativo (le buone pratiche), una cosa è la valutazione della didattica, una cosa diversa (presumibilmente la più complessa) è la valutazione della ricerca. Su tutti questi settori è necessario muoversi nella consapevolezza che una valutazione è efficace nella misura in cui produce conoscenza e trasformazioni. Ma in ognuno di questi ambiti ci si deve muovere con consapevolezze diverse e senza sovrapposizioni. La questione della valutazione della ricerca è ineludibile, visti anche gli ultimi documenti del CUN circa la necessità di creare delle vere e proprie griglie accompagnate da indicazioni quantitative che costituiscano in qualche modo delle soglie di accesso ai concorsi. Ma il fatto che sia ineludibile non significa che si debba procedere frettolosamente e senza adeguata riflessione, assumendo magari modelli già ben rodati in alcune aree per trasferirli a tutte le aree. E questo non solo perché quegli stessi modelli (che hanno comunque il pregio di costituire un orientamento per le comunità scientifiche che ad essi si riferiscono) sono non di rado oggi sottoposti a critiche che nascono all'interno di quelle stesse comunità (si veda ad esempio il rapporto critico nei confronti dell’uso di impact factors e simili statistiche basate su citazioni elaborato da tre prestigiose organizzazioni scientifiche internazionali di matematici reperibile in: http://www.mathunion.org/Publications/Report/CitationStatistics ). Il trasferimento automatico di un modello di valutazione da un area a un'altra implicherebbe il misconoscimento dei modelli di ricerca che sono sottesi alle differenze degli ambiti disciplinari. Il pericolo è che lo strumento che dovrebbe valutare la ricerca diventi quello che determina il modo d'essere stesso della ricerca. Non si tratta di un pericolo banale: il rischio è che siano le procedure di valutazione a determinare le pratiche di ricerca. Nessuna nostalgia verso un mondo autoreferenziale, nel quale il ricercatore non risponde sostanzialmente a nessuno del proprio lavoro. Ma contro questo conservatorismo, si tratta di opporsi anche al conservatorismo di chi crede di avere già la ricetta in tasca intorno a un problema che sta coinvolgendo la comunità scientifica internazionale in modo anche molto radicale. In questo senso, nella consapevolezza della necessità e della imprescindibilità della valutazione, io credo sia il caso, una volta che questa sia stata acquisita, di aprire una grande fase di discussione (una sorta di costituente per la valutazione), nella quale confrontarsi nel modo più schietto con questo dibattito internazionale, senza provincialismi, nella convinzione che una valutazione della ricerca non può che muovere dalla valorizzazione delle pluralità delle pratiche di ricerca. Unipd ha avuto il merito di aver accolto e sostenuto con forza l’idea di P. De Mejer e del Nucleo di Valutazione, poi condivisa dalla Consulta dei Direttori di Dipartimento, di effettuare un’organica azione di valutazione dei Dipartimenti, con uno sforzo economico e di impegno dei Direttori e di tutti i docenti assai consistente. Nella perdurante e grave mancanza di un’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, siamo stati pionieri in Italia e, come accade ai pionieri, ci siamo avventurati in una terra incognita; il che peraltro ha già prodotto effetti positivi: maggior conoscenza dei progetti e delle ricerche e un significativo avvio di riflessione sull’attività scientifica dei Dipartimenti e dei gruppi di ricerca.
Dopo il primo round di valutazione, non basta mettere in Internet i risultati, il che è pure necessario: la trasparenza è importante, ma soprattutto i risultati debbono essere discussi e metabolizzati in un confronto aperto dall’intero Ateneo per essere fruttuosamente utilizzati: nei Dipartimenti, nella Consulta, nel dibattito che abbiamo già iniziato con il Nucleo di Valutazione, negli organi collegiali. Al riguardo avanzo all’Ateneo alcune proposte specifiche:
Infine mi riprometto di dedicare un impegno particolare alla comunicazione della ricerca, che costituisce un aspetto fondamentale sia del compito istituzionale di trasmissione del sapere, sia della formazione di una cultura sensibile ai valori della scienza e dell’innovazione, sia della presenza di Unipd in città e sul territorio, con un ulteriore potenziamento dell’attenzione e del sostegno finanziario per i Musei Scientifici e per il Sistema Museale d’Ateneo, completando l’allestimento del prestigioso Palazzo Cavalli e trovando una collocazione finalmente adeguata per lo splendido Museo di Storia della Fisica.
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Giuseppe Zaccaria
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