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Qualificare i percorsi formativi più innovativi PDF Stampa
Il Mattino di Padova
24 maggio 2009

La maggior parte dei laureati dell’Università di Padova riesce a trovare lavoro nel giro di pochi mesi, segnalano le ricerche condotte al riguardo. E’ importante certo, ma non basta: un ateneo, specie quando vuole mantenere la qualità che viene unanimemente riconosciuta a quello di Padova, deve occuparsi e preoccuparsi che si tratti anche e soprattutto di un buon lavoro, adeguato all’investimento che gli studenti e le loro famiglie sostengono durante gli anni di corso. Certo, l’università non deve venire vista come una sorta di ufficio di collocamento, che “trova il posto” ai ragazzi: suo compito è intervenire prima, qualificando il più possibile il percorso formativo e integrandolo con gli strumenti più idonei a “spendere” al meglio il titolo di studio.
In questo scenario giocano peraltro diversi fattori, non tutti esauribili nell’istituzione universitaria. Ad esempio, è dimostrato che il contesto territoriale (inteso come il sistema locale in cui vive il neo-laureato) svolge un ruolo molto importante nella capacità di trovare rapidamente occupazione. E tuttavia esiste anche una relazione tra l’area di studio scelta e la facilità di ottenere un lavoro, e un lavoro soddisfacente: una recente ricerca di tre docenti del nostro ateneo, coordinati da Luigi Fabbris, segnala a questo proposito che al netto delle caratteristiche individuali, i laureati dell’area “scienza della vita” ottengono più facilmente un buon lavoro; seguono quelli delle aree scientifica, sociale e tecnica. Ma, in linea generale, è indubbio che per trovare un buon lavoro è fondamentale avere buone doti personali, ed avere maturato delle competenze: non solo “tecniche”, ma anche di natura trasversale (ad esempio, capacità decisionali, di lavorare in gruppo, di pianificare e organizzare il lavoro, eccetera; in questo senso va sottolineato il ruolo di programmi come “Erasmus” nel favorire, al di là delle conoscenze specifiche, l’acquisizione di capacità relazionale in un contesto lontano e diverso rispetto a quello familiare e locale). Per non parlare, ovviamente, del percorso di studio: tra chi cerca il primo lavoro, risulta privilegiato chi ha ottenuto un voto di laurea alto, o almeno superiore a 90.
Un aspetto importante, nel problema complessivo, riguarda il ruolo della famiglia, notevolmente cambiato rispetto a un passato anche recente, come dimostra un’altra ricerca sempre condotta da docenti padovani. In particolare, il “capitale relazionale” della famiglia funziona molto meno di un tempo, nel senso che non è più la famiglia a essere determinante nella ricerca del lavoro per il figlio: rimane influente nella spinta a una scolarità più elevata, ma si rivela scarsamente in grado poi di aiutare il ragazzo a valorizzare questo percorso. D’altra parte, va sottolineato che questa perdita di forza relativa della famiglia viene fortemente compensata dalla spinta esercitata dall’ambiente socio-economico in cui i giovani di oggi si trovano inseriti, in particolare in una realtà come quella del Nordest, con i suoi aspetti di innovazione e modernizzazione. Si tratta infatti di un contesto che incentiva a “spendere” un investimento supplementare in capitale umano, per integrare e migliorare la formazione acquisita in precedenza. Da rilevare la crescita della tendenza a continuare la formazione anche dopo il conseguimento della laurea, magari anche rifiutando per il momento offerte di lavoro ritenute non soddisfacenti. In questo senso, il rifiuto del lavoro va visto anche e soprattutto come una questione di buon lavoro; e non è detto che il primo posto che si ottiene sia necessariamente un buon posto. Rinunciare a un lavoro sicuro ma inadeguato alla propria preparazione e alle proprie aspirazioni deve dunque essere considerato come una motivazione forte a migliorare la propria formazione.
E’ una spinta che va sostenuta ciascuno per la sua parte, università compresa: gli sportelli universitari dedicati all’occupazione, il tirocinio e gli albi professionali sono in tal senso tre strumenti in grado di garantire un lavoro soddisfacente, valorizzando così al meglio lo sforzo compiuto per conseguire la laurea.

Giuseppe Zaccaria
 
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